martedì 25 dicembre 2012

Detti memorabili di Filippo Facci

Non è vero, come qualcuno dice in un impeto di cinica ostentazione esistenzialista (che per comodità chiameremo grunge), che i più fortunati sono quelli che non sono mai nati. Non solo perchè quest'affermazione nasconde un trabocchetto ontologico mortale che, una volta scattato, farà nascere da qualche parte nel mondo un filosofo scassacoglioni. Per colmo di sfiga, esistenzialista.
L'affermazione è fallace in quanto ai più appare chiaro che la vera fortuna sta nel nascere ricchi, fighi, sufficientemente stupidi in un ambiente culturalmente inadeguato, con un pene discretamente proporzionato e la prospettiva di trovarsi presto un 2000 turbo incastonato intorno al culo. Per l'altro sesso -fate voi quale- è più o meno lo stesso a parte che per incompatibilità genetica, al pene e alla macchina che va forte (che si lega anche ad una incompatibilità legislativa conosciuta come strage), si avrà l'accortezza di sostituire un seno voluminoso o un culo da catalogo di intimo scopacchione. Le due doti dovrebbero essere mutualmente esclusive in quanto la coesistenza dei due fenomeni equivale a barare.
Se non si è dotati di questa fortuna, la vita che ci si staglia davanti può assume le fattezze di un agente pignoratore intento a studiarti e ad approfittare di ogni tua mancanza. Di solito per scampare al costoso abbraccio della Pfizer alla gente non resta che trarre vantaggio da atroci meschinità.
C'è chi si convince di essere insoddisfatto dai tempi in cui viviamo, considerando ineguagliabili stili di vita decaduti decadi addietro, dai tempi in cui RDS trasmetteva solo musica prog a quelli in cui ci si muoveva in carrozza e per ingannare l'attesa tra la nascita e la morte si era soliti muovere guerra alla Francia. Come sia possibile considerare migliore un'epoca dove la più grande fortuna di un essere umano era non crepare di vaiolo, mi perplime.
Altri ancora cercano successo nell'affermazione personale con la speranza di avere, un giorno, almeno un paragrafo su Wikipedia dove si parli di loro. Escludendo coloro che puntano alla successione di Hugh Hefner (indubbiamente i più avveduti), il resto della gente prova a scavare nella propria infelicità dedicandosi alle discipline umanistiche; vuoi perchè si hanno delle mani di merda e quindi un hobby come il bricolage è fuori discussione pena il trapanarsi un ginocchio, vuoi perchè in un momento di improvvida distrazione (ingenuo e imperdonabile errore) uno si da un'occhiata dentro scoprendo un paesaggio post-nulceare da non dormirci per giorni.
E' indiscutibile la passione che una persona può gettare alla scoperta del proprio intimo. E non parlo del sano autoerotismo adolescenziale (e oltre).
Ci sono solo due gravi errori che un neofita dell'anima (di sto cazzo) può commettere: apprezzare Sartre (cosa che lo trascinerà in uno squallido baratro contornato di banalità, assenzio, orribile musica d'autore e, infine, la politica) ed approfittare del male moderno, inernet, per divulgare e palesare la propria mediocrità. Credo proprio che a riguardo, vi devo delle scuse.
Sarà che a natale siamo tutti più buoi (anche considerato quanto ho mangiato), io mi trovo nella spiacevole situazione di dovervi fare un regalo o se non altro un gesto di cortesia. Come ad esempio riprendere in mano questa rubrica, ripulirla e darle una serena conclusione.
Ci sono varie scuole di pensiero riguardo alla chiusura dei blog. Alcuni credono che annunciare in pubblica piazza il proprio ritiro sia un gesto dovuto, altri, forse i più sgamati tra tutti, pensano che la naturale reazione all'esternazione “chiudo il blog” sia un sentito “esticazzi?!”.
Io credo che entrambe le idee su esposte pecchino di eccessivo ottimismo. Mi accontento di lasciare un po' d'ordine, come quando partendo per una vacanza non si resta con il dubbio che gli euri messi da parte per comprare la verginità di una dodicenne cambogiana possano trovare una nuova destinazione nel ricostruire la facciavista del proprio appartamento malamente sfigurata dal fornello lasciato acceso ed andato fuori controllo.
Tutto questo che c'entra con il discorso di prima sull'infelicità? C'entra perchè sia io che te sappiamo bene che se ci troviamo su questo blog è solo per fare la conta dei danni. Affastellare tutte le problematiche accumulate, metterle in mostra, in ordine e cercare di capire se effettivamente la più grossa seccatura che abbiamo è cercare un parcheggio il sabato sera o sperare che ci sia anche dell'altro.
E se per caso vi trovate nella sciagurata posizione di chi proprio non riesce a trovare dell'altro allora o siete finiti o siete tra quelli fortunati di cui parlavo prima. Che più o meno è lo stesso.

venerdì 21 agosto 2009

Intervista col pentito


In seguito alle polemiche sul rimpatrio del terrorista libico abbiamo chiesto il parere di chi il terrorismo lo fece qui da noi, in Italia, durante il periodo conosciuto come anni di piombo. L'intervista è stata accettata a patto che il terrorista rimanga anonimo, e per questo la descrizione del suo volto verrà oscurata.
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-Benvenuto signor... come vuol essere chiamato?
-Smith.
-Tipo John Smith?
-Tipo Smith & Wesson. Avevo chiesto che mi venisse distorta la voce, sa, per l'anonimato.
-Chiedo scusa, penso che la regia provvederà subito.
-Grazie.
-Possiamo iniziare l'intervista se lei è pronto.
-Quando vuole.
-Bene. Innanzitutto: lei non dovrebbe essere in galera?
-Probabile. Iniziamo tra cinque minuti? Devo andare in bagno.
-Ho qui i suoi fascicoli, tutto ciò che la magistratura e la stampa ha raccolto in anni di inchieste. Ne risulta una figura controversa.
-Posso vedere?
-Tenga pure.
-Carta morbida...
-Mi scusi?
-Approfitto di questa pausa per andare in bagno.
-Quale pausa?
...
-Chiedo scusa per il contrattempo.
-Stavo per farle alcune domande riguardo a quello che si evince dai suoi incartamenti.
-Quali incartamenti?
-Quelli che le ho passato prima che andasse in bagno.
-Ne è sicuro?
-Li ha portati con se, l'ho vista.
-Lei è pazzo.
-In una recente intervista sul mensile “Carabine & Cerbiatti” lei ha dichiarato di essere pentito del suo passato. Si sente di ribadirlo?
-Senza ombra di dubbio. In anni di follie abbiamo reso il paese un posto peggiore.
-Cosa intende precisamente?
-Lo può immaginare, in anni di sparatorie... lei ha un'idea di quanto sia inquinante il piombo?
-Posso immaginarlo. Pensa mai alle vittime? Cosa direbbe loro adesso?
-A loro direi di tenere duro. Abbiamo seguito la peggior maniera per imporre i nostri ideali. Le nostre idee possono ancora dare il loro contributo alla società e saremo riscattati: non saremo vittime per sempre.
-Ma lei è un coglione...
-Mi piace definirmi un rivoluzionario.
-Lei militava tra i neri se non sbaglio...
-No, gli altri.
-I rossi quindi.
-No, gli altri.
-Ok, gli altri. Perchè lo facevate?
-Volevamo un mondo migliore. Per noi.
-E ci siete riusciti?
-Ora vivo al centro di Roma e prendo un cospicuo stipendio statale. Ho scritto tre libri. Bestsellers.
-Lo prendo come un si.
-Ma alcuni amici sono morti in questa guerra.
-Quindi ritiene che la vostra “guerra” è stata un male anche per voi?
-Ora vivo al centro di Roma e prendo un cospicuo stipendio statale. Ho scritto tre libri. Bestsellers.
-Lo prendo come un no. Forse è una domanda banale: lo rifarebbe?
-Cosa?
-Il terrorista.
-Rivoluzionario. No, non lo farei, ora il mondo è radicalmente diverso da quando noi iniziammo la nostra rivolta.
-Cosa intende con “diverso”?
-Ci sono più orfani.
-Quali sono oggi i suoi rapporti con le istituzioni?
-Ci sentiamo ogni settimana e di solito ci incontriamo per due chiacchiere i fine settimana.
-Ne deduco che siete in buoni rapporti?
-Splendidi.
-Ancora ad oggi la maggior parte dei delitti più feroci di quel periodo di sangue è ancora avolta dal mistero.
-Chieda pure.
-Lei sa chi è stato a far esplodere l'Italicus?
-Si
-E...?
-Cosa?
-Chi è stato?!
-Non posso dirvelo.
-Conosce Cossiga?
-Non di persona, ma lo trovo molto simpatico.
-Non ne avevo dubbi. La Stazione di Bologna... è stato Fioravanti? I NAR?
-Loro che dicono?
-Di no.
-Qualcuno è in galera?
-Appena smesso.
-Qualche vittima è a casa o in galera?
-Cimitero.
-Peccato, sembrava una storia a lieto fine.
-E' stato appena scarcerato un terrorista libico. Fece un attentato in Scozia. Ora è vecchio e lo liberano. Cosa ne pensa?
-In un mondo dove non c'è più poesia il sangue è l'unico simbolo dove trovare del romanticismo.
-Lei è quasi più idiota di Jim Morrison, mai pensato di emularlo?
-Non so suonare il basso.
-Il terrorista di cui le parlavo è stato accolto tra gli applausi non appena è arrivato in patria. Non pensa sia offensivo per le vittime?
-Io sono, come dire...
-Allibito?
-No, vivo.
-Con ciò?
-M'importa assai delle vittime...
-Cosa pensa di questi kamikaze che continuano a farsi esplodere in medioriente?
-Non vedo alcun ritorno economico nell'uccidersi.
-E gli ideali?
-Ah si, quelli. Dopo l'intervista la invito a cena, le offro degli ideali in agrodolce.

domenica 19 luglio 2009

Dialoghi #1*

Fine serata in un pub della Vienna da bene. 23 Luglio 1895.

S.F.- Bene ragazzi, grazie della serata. Mi accingo ad accomiatarmi dal momento che domani recherò meco sulle acque del Danubio per dilettarmi nella pesca.

Astanti- Ma dove devi andare, resta qui che ci facciamo un'altra birra accompagnata da alcune specialità gastronomiche Viennesi, quali salsicce viennesi ed altre atrocità delle quali questo tizio che scrive è all'oscuro.

S.F.- Invero, allegra compagnia di sciagurati, ho pressante il desiderio di recarmi a pesca prima che il Febo meni il suo carro lungo le volti celesti. O più cianotiche. Dipende dalla foschia. Indi per cui mi vedo costretto a lasciarvi ai vostri bagordi per riposare la mia stanca barba da buon pensatore stereotipato di fine '800.

Astanti- Suvvia, buon vecchio Sigmund, è altresì risaputo in tutta la Innere Stadt che ogni creatura ittiforme che sguazza nel Danubio, ed in tutte le acque bagnate che giacciono sull'orbe, riffugge il tuo amo come pestilenza.

S.F. - Cazzo dici, stronzo! Domani, tornando dal Danubio, recherò meco un pesce enorme, pesce che voi, miseri avvinazzati (o per meglio dire abbirrazzati dal momento che siete viennesi) mai in vita vostra vedrete o avrete tra le mai, cosa che io avrò il privilegio di fare.

Astanti, più che alticci- Hahahahahahahhaha^n (molte ristate fragorose e scomposte)

S.F. - Perchè ridete?

Fine.

*Nota informativa: ogni numerazione è da prendersi come puro elemento decorativo e non come indice di eventuali serie.

martedì 23 giugno 2009

Vi faccio vedere come muore un'iraniana


Non è forse bello indignarsi? Si, è bello indignarsi, ci fa sentire tutti più buoni. Io sotto Natale mi indigno sempre per qualcosa - o all'occorrenza più cose, dipende da quante volte che ho guidato ubriaco devo redimermi – e sotto l'albero trovo sempre bei regali.
E poi il sangue. Non è bello il sangue? Si che è bello il sangue, vedete che successo ha avuto Twilight (che è roba di vampiri, quindi immagino abbia a che fare con il sangue; e per chiarezza, qualsiasi cosa possa rendere Debussy un fenomeno pop-adolescenziale è necessariamente qualcosa di sbagliato), o tutti quei telefilm di dubbio gusto dove non fanno altro che sventrare poveri innocenti (non so, Nip/Tuck per dire).
Sangue© ed indignazione© sono due elementi per un sicuro successo commerciale, e se appiccicate queste etichette sulla faccia di una persona avrete creato il prodotto della settimana. Meglio ancora se la persona da etichettare è giovane, donna e innocente. Apoteosi per questo fenomeno è che la persona (vittima, dimenticavo che a questo punto si chiama vittima) sia magari una specie di eroe, qualcuno che combatte per la libertà (tipo Capitan America insomma, ma più inerme e meno glam).
Alla stampa queste informazioni di certo non mancano, così come non mancano i fruitori di certa roba, così è stato facile far partire un meme abbastanza consistente e, come tutti i meme, di nessuna utilità. Insomma, parlo del video della ragazza iraniana che non linko perchè mi fa abbastanza schifo. Ad oggi l'avrà visto praticamente chiunque, ed è quello dove si vede una ragazza con gli occhi sbarrati ed impietrita dalla paura e dal dolore che pian piano inizia a ricoprirsi di sangue ed in fine tira le cuoia. Tutto filmato con effetto camera a mano che rende l'azione più concitata e manda il pathos alle stelle. Roba da b-movie insomma (questo non vuol dire che Cloverfield sia un b-movie, Cloverfield è figo). Io non avevo mai visto una ragazza morire, voglio dire, l'avevo visto nei film dove muoiono piangendo e dicendo che amano/odiano qualcuno ed alla fine accasciano la testa in una posa di beatitudine, ma una che muore davvero è diverso. Certo l'intento del filmato era quello di far vedere che in Iran la polizia uccide le ragazze ma, forse è solo un'impressione mia, l'intento è stato toppato. Io vedo solo una che muore, non vedo il poliziotto (o più poliziotti) che hanno sparato, non vedo Ahmadinejad che guardando da una feritoia del suo castello ride sguaiatamente alla vista della morte, non vedo le guardie imperiali fare terra bruciata. Vedo solo una che muore. E fa schifo.
In effetti quello che conta davvero in quel video è il contorno, tutto quello che non si vede, e forse sono troppo pessimista, tutto quello che la ggente non ha idea che stia accadendo guardando una che muore. E questo contorno comprende un centinaio di anni della storia di quel paese costantemente in bilico tra fanatismo religioso e modernizzazione frenetica, dove i crimini di stato sono all'ordine del giorno. Il contorno che comprende uno dei paesi con uno degli uomini più attivi nella geopolitica odierna che fa parte di un asse (no, asse non è usato a caso) che diventa sempre più forte. Un contorno che comprende un'enormità di morti ammazzati che hanno avuto la sfortuna di non essere stati filmati per diventare degli eroi. Un contorno che fino ad un anno fa vedeva in tutto l'occidente (schifo di parola) un sostanzioso gruppo di persone schierate con Ahmadinejad, le stesse che oggi spandono in lungo e in largo il video di una che muore.
Il copione è lo stesso, visto fin troppe volte. La più recente è stata la rivolta in Tibet che ha scatenato un bordello mediatico a chi riusciva a beccare il morto più raccapricciante (da quello che si da alle fiamme a quello sprangato dall'esercito cinese). Fu un successo per tutte le aziende di nastri rossi ed altre che producevano le magliette Free Tibet. Persino il Dalai Lama (per chi non ricordasse era quel tizio pelato vestito con lenzuola sgargianti e sandali, intendo quello più importante tra tutti quelli vestiti così) ebbe i suoi quindici minuti. Ora che i tibetani ne hanno avuto abbastanza di morire, nessuno sa più cosa fare con tutti quei nastri e quelle magliette. In compenso la Cina continua a fare quello che meglio crede, ma meno platealmente e senza far scattare l'indignazione di massa.
Che infondo poi il segreto è quello, uccidere, ma di nascosto e nessuno avrà sufficiente paura per indignarsi.

domenica 17 maggio 2009

Come diventare agnostici in pochi passaggi (e con una spesa modica) - libro primo: vecchio testamento

1-Pray on you crazy Diamond (parti dalla uno alla cinque, più quello che c'è nel mezzo appartenente ad N)



Io non sono uno di quei cosi.. come si chiamano... credenti, ecco. Semmai un credulone, o un ingenuo. Me lo diceva sempre il mio vecchio coinquilino:

-Senti, che c'avresti un rene da imprestarmi che stare in dialisi mi inizia a dar noia?
-Quello non è un apparecchio per l'emodialisi, è solo un frullatore.
-No, è il nuovo modello.
-Impossibile, non ha le basilari componenti per effettuare una, seppure sommaria, ultrafiltrazione, lo capirebbe anche un non tecnico quale io sono.
-E' il nuovo modello.
-Ah.
-Eh.
-Mi passi il coltello?
-Fai da solo che devo andare a pisciare.
-Occhei.

Che non sono ateo l'ho capito una volta entrando in chiesa durante l'eucarestia:

-Chiedo scusa, un'informazione
-Shhhhh (l'internazionale onomatopea per intimare il silenzio)
-No è che mi serv...
-Ma insomma, silenzio, non vede che sono impegnato?
-Ah, si fa merenda
-...
-Dicevo, come raggiungo piazza Dar...
-Ma la smetta! Pezzente!
-Piazza Darwin
-Ateo!
-Deh! Cos'hanno da odere le mie recchie.
-Ribadisco, ateo!
-Non sono ateo
-Ateo e pezzente! Affogatelo nel fonte battesimale. E non usate quella del Pisano che sennò si rovina.
-No, sul serio, non sono ateo. Sono quell'altra cosa... come si chiama...
-Musulmano?
-Una volta, che non avevo i soldi per un kebab, ma ho smesso subito. Come si dice...
-Ebreo? Forse lei è ebreo?
-No
-Dai, è ebreo. Cospargetelo di guano e mettetelo alla gogna sul sagrato
-E no, non sono ebreo. Un'altra cosa.
-Omosessuale?
-Può essere. Ma non intendevo quello.
-Nel dubbio prenda queste due volte al giorno dopo i pasti e questa prima di coricarsi; deve misurare la pressione un giorno si ed uno no; ogni giorno a mezzogiorno si lavi i genitali con una mistura di aceto (bianco possibilmente) e idraulico liquido, senza toccarsi; al mattino faccia alcune flagellazioni, quanto basta per scarnificarsi le scapole. Ritorni tra due settimane per un controllo.
-Ah, grazie. A che serve?
-E' una cura contro l'omosessualità, latente e manifesta. Funziona anche con la bisessualità, sindrome di Stendhal, la zoofilia, la necrofilia, la coprofilia, la peronospera e le piattole. Facilità la diuresi e la pederestia. No effetti collaterali ed ai primi dieci pazienti una cresima gratuita. Una mano santa.
-Ah però, mica male. Piazza Darwin.
-Torni quando ho finito che glie lo dico.
-Posso avere un sorso di vino che fa caldo?
-No.
-L'acqua che c'è vicino alla porta?
-No.
-Ne prendo solo un bicchiere.
-No.
-Mi farebbe il miracolo del kebab che non ho soldi con me?
-...
-No?
-No.

Uscendo dalla chiesa me ne sono ricordato. Sono uno di quei cosi... come si dice... agnostico, ecco.


2-Welcome to the Afterlife

Il problema della religione è che non ha un solo problema. Il problema è che ha tanti problemi. Tanti problemi per guadagnarsi un posto comodo nell'altra vita (uno dove non devi giacere in un fiume di sterco o far rotolare massi), mentre al ristorante basta solo una telefonata e con una mancia puoi convincere il cameriere che fa troppo caldo o troppo freddo a seconda della bisogna. Un altro vantaggio del ristorante è che non devi starci per l'eternità (anche perchè costerebbe davvero troppo); uno svantaggio del ristorante è che non puoi vedere quello che fanno in cucina e tanto meno in quale discarica vanno amorevolmente a raccogliere i loro ingredienti.
Ma tornando agli inconvenienti delle religioni, alcuni di questi sono rappresentati dai riti. Non so, a pasqua ti viene uno in casa e te la inizia a bagnare mentre tu devi stare con un'espressione contrita ed a testa bassa ostentando fede e pentimento mentre in realtà pensi “avevo appena lavato in terra..” . Oppure sempre a pasqua, ma un'altra pasqua, ti vengono di notte ad inzaccherarti la porta con del sangue di agnello mentre tu mangi del pane azzimo aspettando che muoiano tutti i primogeniti dei parlamentari. A volte poi (a volte nel senso di sempre) si crea confusioni tra le varie confessioni e si finisce che a pasqua si mangi tutti insieme dell'agnello in mezzo a due fette di pane azzimo (avete presente cosa sono due fette di pane azzimo no? Praticamente ostie, ecco la confusione religiosa), però guardandosi male, per salvare la forma. E direi che ci è andata bene perché poteva benissimo succedere che a pasqua vi veniva uno in casa a spargere sangue di primogenito di parlamentare, così finiva che i parlamentari si davano al celibato o che al parlamento non ci voleva più andare nessuno diventando un tabù e l'Italia sarebbe stato un paese teocratico nel quale si sarebbe adorato Montecitorio come un dio ed ogni domenica ci saremmo ritrovati tutti in grandi scuole per il rito della votazione. Ma sto divagando.
Un altro problema della religione è che tende a fare proselitismo. Cioè, lo scopo ultimo della religione è abbracciare l'umanità in una grande chiesa per poi starsene seduti in poltrona ad aspettare il giudizio finale e l'eternità (l'eternità è proprio un concetto che non mi va giù; in un'eternità finisce che dopo un po' conosci tutti, giochi a tutti i giochi da tavolo e della Play Station e dopo ti annoi per l'eternità, appunto). Allora, nell'attesa dell'eternità (che serve a prepararsi all'eternità, tipo, prendete i faraoni, secondo voi perché si facevano seppellire con tutta quella roba? Per avere qualcosa da fare durante l'eternità) è un continuo scampanellare davanti alla propria porta di gente che viene ad offrirti un po' di eternità, c'è solo la clausola di seguire qualche comandamento e qualche sacrificio ogni tanto (i più benevoli ti esentano dai sacrifici per un mese ogni dieci anni, ma chi usa questo mese di solito finisce all'inferno, chi trasgredisce a più regole finisce in più inferni -la logistica dell'aldilà viene aggiornata di pari passo con i progressi sul multiverso-). A volte si può arrivare a risultati grotteschi, tipo quando due testimoni di geova ed un rappresentante della folletto hanno litigato per una buona mezz'ora su chi riusciva ad offrirmi l'eternità più lunga. Poi i litiganti sono scappati quando un tizio li ha iniziati a cospargere di sangue di parlamentare primogenito (in realtà il rappresentante è scappato mentre i testimoni di geova si sono sciolti -perchè non era il loro sangue- ed ho dovuto pulire io).
Insomma, le religioni fanno di tutto per averti, risultando invadenti. Questo può seccare i più, mentre per loro (i credenti dico) è assolutamente necessario spendere il loro tempo per farti acquistare un po' di eternità. Magari rilegata in brossura e sovraccoperta con un piccolo extra. E questo ai più secca. A me secca, ma li capisco. Perchè il problema è capire, e soprattutto capirsi. Ok, i religiosi sono invadenti, ma c'è da pensare che io copro il ruolo di grande rompicoglioni che ostacola il dogma del proselitismo (o dello sterminio di infedeli in altre religioni più radicali, ma in quel caso si tratta di sopravvivenza, la mia) e questo non dev'essere piacevole per chi non la pensa come me.

Poi c'è altro da dire, ma lo dirò un'altra volta.

lunedì 22 dicembre 2008

Minima immoralia

- (omissis) sono io, (omissis). Bel casino, eh?
- Finalmente ti fai sentire, ti avrei chiamato nel pomeriggio
- Sono stato con gli avvocati, l’avrai immaginato
- Avvocati… qui siamo con la merda fino al collo

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sabato 1 novembre 2008

Detour


-Salve
-Salve. Nome e cognome prego
-Neottolemo, senza cognome
-Sesso?
-Volentieri
-Scusi?
-Maschile
-Età?
-Ventitrè
-Studi?
-Ci diamo del tu?
-Titolo di studi...
-Licenza media superiore come assistente di laboratorio microbiologico
-Consisterebbe?
-Succhio dalle pipette quando si rompono le pompe
-Succhiare... pompe...
-Scusi?
-Prendo appunti, non faccia caso
-Perché ha deciso di intraprendere questa strada con noi?
-Ora sono studente di lettere
-Capisco. E' l'unico motivo?
-Sono pigro
-Lei forse non sa noi siamo da sempre contrari alla pigrizia
-No, non sapevo, ma mi adatto facilmente
-Ha degli hobby?
-Suono la chitarra. In realtà avrei sempre voluto imparare a suonare il sax o il clarinetto
-Clarinetto eh?
-Si, clarinetto. Che, non sta bene?
-E' uno strumento come tanti. Musicista preferito?
-Ammiro molto Freddie Mercury
-Dovevo immaginarlo
-Non sta bene?
-Non faccia caso. Sport?
-Tennis, mi piace il tennis
-Già...
-Qualcosa non va?
-Andiamo avanti. Crede nella famiglia?
-Le reputo un'unità fondamentale nella nostra società
-Le piacciono i bambini?
-Molto
-Mai pensato di possederne uno?
-Possederne?
-Averne
-Averne... si
-Senta, voglio essere franco: su di lei ho dubbi
-Che genere di dubbi?
-Le piacciono i bambini, e Freddie Mercury
-E allora?
-Sono sintomi che non posso sottovalutare
-Che sintomi?
-Lei potrebbe essere affetto da omosessualità
-Oddio... lei mi spaventa. Crede davvero che sia possibile?
-Non sottovalutiamo mai l'omosessualità qui. Ha pensato di farsi vedere dal suo medico curante?
-Io no.. mai. Ma è grave? Se è grave me lo dica, sarò forte
-Credo sia ben grave, a lei già piacciono i bambini. Legga qui
-E' terribile... Ma, allora, devo immaginare che non se ne fa niente....
-Mi spiace
-Ci pensi su, la prego...
-Nelle sue condizioni ci metterebbe in una condizione di imbarazzo. Provi a curarsi e poi torni, ecco, faccia così
-Ma una cura ancora non esiste... sarà così difficile
-Senta mi spiace. Non se la prenda ma io uno come lei proprio non me la sento di averlo in seminario

mercoledì 15 ottobre 2008

Come sopravvivere all'olocausto e raccontarlo agli amici

Parte seconda: apocatastasi

Se con tutto quello che è successo fin ora, ormai si potrebbe archiviare la catastrofe planetaria come improbabile e repentina conseguenza dell’operato umano c’è ancora un’importante vicenda che merita menzione. E’ questa, se volete, la madre di tutte le distruzioni, che tra i più avvezzi al mistero è conosciuta come profezia del 2012TM .
La profezia del 2012TM è rubata ai Maya che attraverso un computo astronomico® delinearono degli intervalli di tempo che loro definirono cicli. Secondo questo computo®, la FUFFA (Federazione Unitaria dei Futurologi e Fisici Amatoriali) ha creato la profezia del 2012 e relativa mitologiaTM . Vedendo nello specifico si possono distinguere delle fasi.

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mercoledì 17 settembre 2008

Come sopravvivere all'olocausto e raccontarlo agli amici

Parte prima: -4



Dal momento che il 10 settembre 2008 ho visto come sono andate le cose, ho deciso di anticipare la stampa di ben quattro anni e una manciata di mesi: la prossima fine del mondo ci sarà nel 2012. Precisamente il 21 dicembre 2012. Sull’ora precisa si sta informando chi di dovere. Io spero che sia verso le quindici, che a quell’ora mi prende sonno e non ho mai niente da fare.
Badate che quella del 2012 non sarà una fine del mondo come quella del 10 settembre. Ci sono delle differenze sostanziali che non vanno prese sotto gamba e vedo di elencarle partendo dalla fine del mondo più recente, quella del 2008 insomma.

Le modalità dell’ultimo scampato olocausto sono ormai quelle ben collaudate dell’epoca contemporanea, cioè fanno capo alla tecnologia.

-La prima si ebbe negli anni ‘40 quando un manipolo di fisici (capeggiati dal Dottor Morte) partecipò al progetto Manhattan. In quell’occasione un certo Teller pronosticò che lo scoppio di una bomba atomica avrebbe incendiato l’atmosfera e causato gravi danni alla specie umana tra i quali figuravano l’estinzione ed i melanomi. In realtà Teller si sbagliava e, contrariamente alle psicosi mondiali, l’atomica ebbe come effetto il rifiorire dei freaks nei circhi di tutto il mondo.

-La seconda catastrofe mondiale del ‘900 si ebbe nel 2000 (ah!), in cui la nostra civiltà sarebbe collassata a causa del Millennium Bug e della nostra dipendenza dai computer. In realtà non accadde niente, a parte il fatto che le aziende informatiche incassarono miliardi per aggiornare computer che non necessitavano aggiornamenti. L’unico disastro che venne preso sotto gamba quell’anno fu la messa in onda del Grande Fratello in Italia e a vederla ora è un vero peccato che il Millennium Bug non fu niente.

-La terza catastrofe (ma più piccola, una catastrofetta) si ebbe nel 2001. Qualcuno pensò che il Millennium Bug sarebbe arrivato infatti proprio quell’anno visto che si apriva il nuovo millennio. Invece niente. In compenso venne messa in onda la seconda edizione del Grande Fratello.

-La quarta catastrofe è quella più recente, ovvero il buco nero del Cern. Se n’è già parlato abbastanza e non voglio tediarvi con un inutile resoconto delle vicende. In ogni caso è finita che l’umanità ce l’ha fatta anche stavolta.

-In anteprima vi posso svelare che la prossima catastrofe in chiave tecnologica avverrà nel 2038, anno in cui la farà da padrone il bug del 2038. Facente parte della stessa famiglia del Millennium Bug, questo del 2038 sarà un altro degno avversario dei computer di tutto il mondo. Notizie certe le abbiamo ricevute tramite John Titor, un viaggiatore del tempo che provenne dal 2036 e arrivò nel nostro presente (a bordo di una DeLorean) per risolvere il baco nel suo futuro. Tra le tante notizie che questo viaggiatore del tempo ci lasciò spicca l’olocausto nucleare del 2015. Quindi siamo a sei.

Come ho già accennato prima, il carattere di queste disgrazie aberranti dell’età contemporanea non si basano sull’ineluttabilità del fato, ma piuttosto sono un misto di: punizione divina, decadimento sociale ma soprattutto fallibilità umana. Infatti in tutti questi casi, l’agente che mette in pericolo l’umanità è lo stesso uomo sotto forma di un gruppo di scienziati pazzi coadiuvati dal Dottor Morte.
Ovviamente gli elementi classici di una catastrofe standard ci sono tutti (a parte l’olocausto intendo) anche se distinguibili in due casi.

Il primo è l’evento più inquietante ovvero la distruzione planetaria. A quanto pare, questo concetto estremo appare con la sperimentazione di tecnologie rivoluzionarie. Nello specifico dei casi prima citati, tecnologie che manovrano in qualche modo grosse quantità di energia. Ma questa è solo una prima facciata, perché la psicosi si genera nel momento in cui le tecnologie in questione vanno a ricreare condizioni naturali estreme. Infatti la bomba atomica prende “ispirazione” dallo studio delle reazioni che avvengono nelle stelle, mentre gli esperimenti del Cern poggiano le loro basi sui raggi cosmici (e dove si approderà lo scopriremo solo in seguito, cosa che avviene banalmente con quasi tutti gli esperimenti innovativi). Abbiamo quindi dei punti fermi: l’uomo sfida la natura, la natura è troppo per l’uomo, l’uomo viene distrutto senza possibilità d’appello.

Nel secondo caso che si denota negli esempi sopra citati, non configura la distruzione del pianeta, ma semplicemente un’umanità regredita, spaesata e probabilmente avviata a diventare brutale. Il meccanismo è semplice: l’uomo si affida al suo ingegno, l’uomo demanda i suoi bisogni alle macchine quindi al suo ingegno, l’ingegno falla, l’uomo si ritrova a ricominciare da capo in un ambiente ostile. Di solito questo tipo di apocalisse più lieve viene presa come l’occasione per l’umanità di redimersi, cioè creare una nuova società libera dagli errori del passato. A ben vedere una battaglia persa nel momento in cui si decide di ricreare una società e questo ci dimostra che se apocalisse dev’essere, meglio una fatta bene senza possibilità di scampo.
Non ultimo tra i disastri spazza-umanità ce n’è uno particolare: lo sconvolgimento climatico. Ovviamente attuato dall’uomo. Paradossalmente questo è la tragedia più reale che possa colpire l’umanità ma nonostante tutto non riceve l’impatto mediatico che richiederebbe e, cosa più strana, non scatena psicosi. Le conclusioni che si possono ricavare da questi disastri sono semplici: l’uomo non si fida dei suoi simili ma soprattutto ha terribilmente paura di morire.
Se ci avete fatto caso, con lo sconvolgimento climatico sono saliti a sette i disastri che l’uomo ha paventato in questi tempi recenti. Non per inquietarvi, ma vi lascio un appunto. Da Wikipedia: 7. Prendetelo come un anticipo della seconda parte.

Semicontemporanea con MenteCritica

giovedì 10 aprile 2008

I manuali di Eupls: come votare i partiti minori


Breve compendio per essere un buon elettore in alcuni difficili partiti.

Come votare tremmista (o anche: darsi la zappa sui piedi)

Il tremmista perfetto andrà a votare domenica 14 aprile ma si recherà al suo seggio anche il 15. Il secondo giorno lo farà per protestare: un tremmista dovrebbe votare due volte o anche di più per quanto sono forti i suoi ideali.
La domenica vi sveglierete di buon mattino, verso le cinque e per assicurarvi di essere ben svegli tirerete due ceffoni a vostra moglie. Se la donna dovesse protestare assestatele un calcio, e nel caso questa dovesse continuare allora uccidetela con un colpo di roncola. Che imparino a stare al loro posto queste femmine. Dirigetevi in cucina dove consumerete il pasto mattutino del tiemmista: una tazza di latte con pane raffermo di due mesi prima. Buttate la scodella vuota nel lavello, con sufficienza e dirigetevi alla rastrelliera. Scegliete la zappa migliore che avete, quella delle feste magari, ed andate nell'arativo. Prendete a colpire la terra grassa e feconda, una, due, trecento volte. Adesso che avete svolto i vostri esercizi mattutini potete anche tornare in casa per le preghiere. Ringraziate Iddio per la pioggia che innaffia i campi, per il sole che scalda la terra, per i giovani che mietono le messi, per i buoi che tirano l'aratro, ma soprattutto ringraziatelo per avervi creato belli, forti e tremmisti.
Strigliate il vostro baio, tirategli due bastonate per fargli capire chi è il padrone e sellatelo, è il momento di recarsi al seggio. Ricordate di portare con voi il vostro moschetto, polvere e piombo a sufficienza: di questi tempi non si sa mai e poi è sempre meglio tenersi in allenamento per la rivoluzione.
Entrate nel seggio con tutto il cavallo: se questi borghesi riescono a vivere tra di loro una bestia in più non sarà certo un problema. Prendete la vostra scheda e una volta in cabina mettete una X (o al limite sarchiate) sul glorioso simbolo tremmista (che Dio lo protegga). Consegnate la scheda alla scrutatrice e tiratele uno schiaffo per avervi porto la sua mano senza chiedere il permesso. Queste donne non impareranno mai a stare nei loro ranghi.
Uscite dal seggio, montate a cavallo e dirigetevi a galoppo verso il primo pezzo di terra che trovate, occupatelo con una milizia coscritta alla buona e lavoratelo finché le vostre infinite energie ve lo permetteranno.

Note accessorie: se il seggio in cui andrete a trovare è ubicato in una scuola, molto probabilmente saranno presenti in loco delle aiuole: sarà vostro compito di estirpare i fiori e piantare del ben più utile grano.

Come votare forza nuova (o anche: the importance of being arian)

L'elettore di Forza Nuova si recherà ai seggi sia la domenica che il lunedì del voto, ovviamente non potrà votare tutti e due i giorni. La domenica vi sveglierete alle quattro di notte e per non perdere tempo avrete cura di andare a dormire già vestiti di jeans maglietta, catene e con la testa ben rasata. Una volta alzati dirigetevi alla vostra postazione da trucco e disegnatevi una svastica sul volto. Uscite di casa, recatevi al seggio dove alle ultime elezioni Prodi ha preso il 70% e devastatelo. Se questo è lo stesso seggio dove voi dovete votare poco male, un voto in meno a Forza Nuova non vale quelli che farete perdere al PD. Tornate a casa, liberatevi di eventuali corpi del reato, mettetevi a letto e datevi malti per tutto il giorno: non si sa mai che alle forze dell'ordine venga in mente di farvi visita.

Il lunedì avrete di nuovo sveglia di prima mattina per essere al seggio alla sua apertura. Recatevi in borghese e disarmati, anche se i più temerari di voi potranno accompagnarsi con un coltello a serramanico: se vi scoprono questo potrà valervi una candidatura alle prossime elezioni.
Votate in tutta fretta e una volta imbucate le schede andrete a far capannello davanti all'ingresso del seggio. Qui resterete per tutta la durata delle votazioni a guardare male chiunque entri a votare, nella speranza di far guadagnare qualche voto al vostro partito. Il voto è segreto e voi non avrete la certezza che le minacce urlate a destra e a manca saranno efficaci, ma di solito due calci dati nei punti giusti fanno il loro effetto.


Come votare giovani dell'italia futura (o anche:beeella, le votazioni!)

La maggior parte degli elettori di questo partito andrà a votare preferibilmente di lunedì. Il sabato voi giovani avete da fare in giro e la domenica sarebbe troppo impegnativo recarsi alle urne. Il lunedì del voto vi alzerete preferibilmente tardi, ma non troppo, badate che ad una certa i seggi chiudono ed espletare il voto sarebbe difficile dopo le 15. Una volta svegli lavatevi, se vi va, e vestitevi. Se non è troppo disturbo per voi, cercate di abbigliarvi nella maniera meno ridicola possibile e se proprio non riuscite a rinunciare a quel bel blazer bordeaux almeno evitate di accoppiarlo alle infradito blu.

Uscite di casa all'orario che vi va, ma cercate di non superare l'una. Prendete la macchina, ma solo se questa è abbastanza imbarazzante e/o costosa. Nel caso siate sprovvisti di un'autovettura simile farete l'autostop. Badate bene: non andrete mai a piedi e non usufruirete dei mezzi pubblici, i giovani non si abbassano ad azioni così vili.
Prima di dirigervi ai seggi farete una puntatina al CoolBar o in qualsivoglia locale dove i giovani sono soliti riunirsi dalle vostre parti. Qui rimarrete all'incirca un'oretta a parlar di niente o al limite vi spingerete a millantare di relazioni sessuali che non avete mai avuto. Date un'occhiata all'orologio badando bene che tutti notino quel mezzo milione che avete al polso ed uscite dal locale. Percorrete un cento metri e quando siete sicuri che nessun conoscente vi stia guardando chiedete l'ora ad un passante. Dirigetevi al seggio e durante il percorso cercate di tenere a mente che dovreste proprio imparare a leggere l'orologio.
Giunti nel seggio entrate nella maniera più rumorosa e vistosa possibile non dimenticando di squadrare chiunque sia intorno a voi. Presentate i documenti, accampate scuse che "in foto esco sempre male", prendete le vostre schede e ringraziate con un "grazie zì". Dirigetevi in cabina e contrassegnate il simbolo di Giovani dell'Italia Futura con una X (se non lo sapete è quel segno che usate per firmare).
Uscite dalla cabina e mette le le schede nell'urna. Nell'urna sbagliata ovviamente altrimenti qualcuno potrebbe avere dei dubbi sulla vostra gioventù.
Ora che avete adempiuto al vostro dovere civile potete tornare dei vostri amici e parlare di argomenti seri, ad esempio del vostro voto e dei benefici che porterà al paese: ministero della moda, consistenti tagli alla ricerca, più macchine veloci per tutti e cose così.


Come votare sacro romano impero liberale cattolico (o anche: ode a Ned Ludd)

Chi ha deciso di votare per questo partito sappia innanzitutto che dovrà necessariamente recarsi alle urne nella data di domenica 13 aprile 2008, non di lunedì, sia chiaro, come si s'addice al vostro rango e al vostro credo. Nella giornata del voto e del signore vi sveglierete con calma, alle 11 circa, vi farete servire cornetto e cappuccino a letto che poi consumerete con placida calma signorile. Abbandonate il vostro giaciglio intorno alle 11.45 e nettate le vostre nobili membra. Vestitevi con gli abiti della domenica e le donne tengano a mente che sarà per loro opportuno indossare un corsetto. Nel frattempo avrete cura di ordinare alla servitù di preparare la carrozza e di strigliare i cavalli.
Una volta approntati salite sul vostro bolide d'altri tempi e prendete a bastonare il cocchiere affinché vada il più veloce possibile e nel contempo urlerete "al voto! al voto!": la plebe che vi osserverà lungo le strade dovrà avere l'impressione che voi non vediate l'ora di adempiere ai vostri doveri civili.
Arrivati al seggio avrete cura di farvi precedere nell'ingresso dalla vostra servitù (servitù che ovviamente avrà fatto il tragitto dalla vostra residenza al seggio rigorosamente a piedi) e non lesinate insulti a costoro, infondo è sempre plebe anche se ripulita.
Una volta giunti al banchetto degli scrutatori non consegnerete per nessun motivo ne i vostri documenti ne la scheda elettorale: il vostro rango è un'assicurazione sufficiente. Se gli scrutatori avranno l'ardire di protestare fateli percuotere con un ramo di salice.
Una volta che vi saranno consegnate le schede formulerete la seguente frase: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca!". In seguito darete la vostra scheda alla servitù e li manderete in cabina a votare. Badate bene che i vostri servi votino per il simbolo del Sacro Romano Impero Liberale Cattolico, altrimenti taglierete loro le dita come punizione.
Uscite dal seggio con la grazia che vi contraddistingue, consumate un pasto frugale in loco e concludete la giornata con una rilassante partita a badminton.


In semicontemporanea con Mentecritica.

lunedì 28 gennaio 2008

Invadeteci

Forse non si è capito, ma qui dei moniti e delle procedure di infrazione non se ne fotte nessuno. Basta cazziatelle. Bisogna passare alle maniere forti. Noi non possiamo fare più molto. I signori qui sopra si sono fatti una legge elettorale ad hoc che non ci consente di cacciarli via. Dicono che ora “la parola deve passare al popolo“. Ma che parola? Al massimo possiamo mettere una croce su un simbolo dopo che loro hanno già deciso tutto nelle segreterie di partito. Mettere una croce non è parola, è analfabetismo.
Per questo, gentilissimo José Manuel Durão Barroso, ci faccia la santissima cortesia di formare un bell’esercito europeo e di venire a liberarci. Il destino della classe politica italiana, dal senato alle comunità montane, passando per regioni province e comuni, lo lasceremo decidere a voi. Basta che ve li portiate via. Poi ci arrangiamo noi.
Per aiutarla nel compito di diffondere il messaggio abbiamo redatto un appello in diverse lingue. E’ venuto un po’ così così perché abbiamo dovuto fidarci del traduttore di google. A differenza dei mangia mortadella e dei bevitori di champagne, non disponiamo di laute prebende, segretarie multilingue e macchine blindate. Ci siamo dovuti arrangiare. Venite e prendeteveli tutti.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Cattolaicesimo


Mi sono fatto un giro sulla stampa internzionale. Ero curioso di vedere lo scandalo per il Papa che non parla. Nessun accenno sull'afonia di Ratzinger ma in compenso su quasi tutte le prime pagine ci sono due notizie: Mastella si dimette perchè la moglie è ai domiciliari, Capello indagato per evasione fiscale. Nemmeno una parola su quanto bel sole abbiamo, sulla pizza e sul mandolino. Sono stizzito, nessuno che acclami il trionfo di laicità e tantmeno nessuno che si straccia le vesti per l'attentato alla libertà di espressione. Ora le cose sono due: o all'estero danno per assodato che il Papa è un capo spirituale (e di uno sputo di terra) e non un demonio tentacolare, oppure sono tutti dei cazzoni che non capiscono gli eventi.

Ho letto in giro di qualcuno che ha ricordato del trattamento che Zapatero ha riservato al Papa e del ludibrio in cui i laicisti italici si crogiolarono nell'occasione. Zapatero come tutti sanno è uno che si è messo in testa di fare le riforme sociali. Non le riforme sociali tanto pe fà, ma quelle vere. Ad esempio ha fatto i pacs e il divorzio liofilizzato istantaneo. Tutto questo in un paese dove il fascismo ha avuto Franco al potere fino al 1973, dove i vescovi ed il papa parlano almeno quanto in Italia (sembra ci siano cattolici in tutto il mondo, sono peggio dei terroni 'sti qua), dove esiste un'opposizione di destra che non si crogiola in attacchi gratuiti ma oppone. Se vogliamo anche rivangare la storia, come in questi giorni piace tanto fare, la Spagna è anche il paese che ha visto nascere l'inquisizione e dove questa è stata più brutale. Così brutale che nel Regno di Napoli (allora dominio spagnolo) la popolazione preferì mettersi sotto l'egida di Roma piuttosto che affidarsi all'inquisizione spagnola. Inoltre era questa un'inquisizione talmente preparata e capillare che un inquisitore spagnolo, tale Francisco Pena (e questo su Wikipedia non c'è), riuscì a tenere sotto scacco tutto lo stato pontificio e persino il papa. Se la mettiamo sotto questo punto di vista l'Italia rispetto alla Spagna è uno stato principiante riguardo la "dominazione" cattolica e fascista.
Questo senza ovviamente parlare delle ingerenze statunitensi, che hanno avuto altrettanta importanza nella formazione economica e politica della Spagna che abbiamo davanti agli occhi. La stessa Spagna che qualche tempo fa ci fece vergognare perchè Rubbia da loro costruiva centrali solari a tutta mandata mentre da noi a stento si preparava un caffè con del metano russo.
La stessa spagna che era considerata il paese dell'europa occidentale più arretrato economicamente e culturalmente (d'altronde è gente che è stata sotto il fascismo fino agli anni '70, che ci si può aspettare). Sempre la stessa Spagna che se prendi un treno arrivi in orario e non c'è nemmeno "lui" a dare una mano. La Spagna che a livello culturale è cresciuta talmente tanto che ora ha anche il Guggenheim (e non un Peggy Guggenheim, uno originale).
Per tornare in argomento è la Spagna dove l'85% della popolazione sono cattolici. E' vero, in Italia ce ne sono di più, ma l'85% di persone potenzialmente succubi (è la nostra concezione) del papa è pur sempre una bella maggioranza.
La Spagna pur avendo un assetto che la rende davvero simile all'Italia ha una sostanziale differenza. E non parlo del Vaticano. La diferenza maggiore che si può notare è che là lo stato funziona.
Io che non sono credente, e che quindi posso pensar male e fare peccato, dico che la chiesa è solo uno dei tanti pretesti per non governare un paese. Così come per la scorsa legislatura lo sono stati i comunisti con tutti quei pezzi di bambino tra i denti.
Come già molti hanno detto è davvero l'ora di fare i conti con il '68. Pensate che siamo nel 2008 e sono 40 anni che non se ne trova una soluzione. Ma questo fa comodo ad ogni partito. E' facile ubriacare un pugno di professori e "i giovani ardori" di qualche universitario per salvare la faccia riguardo la propria inattività e dimostrarsi più o meno coerente. E' invece difficile rendersi conto della situazione in cui siamo, ed è scomodo farlo sapere a chi poi va a votare. La stampa estera però non è stata parca di insegnamenti quest'oggi, e avremmo tutti da impararne.
Per fortuna siamo il paese del sole, il paese del mare.

Per finire voglio darvi un consiglio, se uno svizzero vi dice: italiano pizza, spaghetti mandolino, mamma, voi non arrossite e non abbassate il capo, ma ditegli che lui non prende parte neanche ad una barzelletta.
Ora vado a suonare un pò il mandolino che è la miglior cosa per digerire la pizza agli spaghetti che ho mangiato a cena.



Post originariamente pubblicato su Mentecritica

mercoledì 21 novembre 2007

Come sono diventato tracciatore su rete


Almeno stando a quello che dice Wikipedia, la traduzione di blogger dovrebbe essere all'incirca quella che ho scritto nel titolo. In pratica attraverso questa rubrica io lascio una mia traccia in rete, come una lumaca. Quindi sono anche chiari il come ed il perché questa rubrica va a rilento. Che vi aspettate da una lumaca, oltretutto pigra?
Questo che state leggendo è il secondo meme che vado a scrivere lanciatomi da Venerable Bidet. In realtà il meme si dovrebbe chiamare Come sono diventato blogger, ma io nella mia infinita boria mi sono visto costretto a modificare il titolo. Tant'è, lo dico per rispetto di forma (quella stilistica, non il parmigiano).
Ma veniamo subito alle domande che il meme mi pone e quindi salto i preamboli che vi ripresenterò poi nel finale sottoforma di postamboli. Tutto questo senza nemmeno sapere cosa vuol dire amboli e soprattutto senza sapere se abbia davvero un significato o sia soltanto una parola vuota come soubrette o politica.

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Con il carattere che mi ritrovo, se qualcuno mi avesse spinto a fare un blog probabilmente ora sarei a fare qualcosa di più utile. Anche voi che mi state leggendo probabilmente sareste a fare qualcosa di più utile. Per esempio leggere un altro blog. In parole povere non l'avrei mai aperto.
In realtà quello che mi ha spinto a creare un blog è stato il desiderio di successo. Interessandomi non poco della vivace vita culturale del nostro stivalone non ho potuto fare a meno di notare che la strada del successo ormai passa per la rete. Pensate che addirittura i blogger Mastella e Di Pietro sono riusciti a diventare ministri.
Però c'è anche un altro trascurabile motivo: il blog è stato un modo come un altro per vergare (in questo caso digitare) boiate che fino a qualche tempo fa divulgavo solo a voce.
Ora come ora sento un po' la nostalgia dell'eloquio, quindi probabilmente tra qualche mese me ne andrò a passare un periodo nello speaker's corner di britannica tradizione.

Il tuo primo post?
Semplicemente la mia biografia, dato che mi sembrava d'uopo presentarmi e farlo con un semplice salve mi sembrava riduttivo. Non scrivo post a salve. Le sparo grosse.

Il post di cui ti vergogni di più?
A dire la verità ce ne sono tanti. Anzi, conoscendomi potrei dire tutti. Essere soddisfatti è una dote rara. Dal momento che non devo sposarmi io la dote non ce l'ho.

Il post di cui sei più fiero?
Questa credo di saperla. In realtà sono due.
Il primo è stato "Devo conformarmi al conformismo" che mi valse una pubblicazione su carta stampata. Il secondo è "G8 di piombo" che altresì ebbe il suo successo e girò parecchio in rete.
Però ad essere obiettivi non si tratta di andarne fieri, è solo la boria di cui parlavo prima.

Veniamo ora ai postamboli. Questo meme sarebbe da indirizzare a piccoli blogger (a conduzione familiare) meritevoli della vostra attenzione e che io ritengo degni di essere letti. C'è solo un ostacolo a questo: io leggo pochissimi blog (ma proprio pochi pochi, tipo due o tre contati). Tra questi blog uno è famoso, l'altro è più famoso ed il terzo ha già ricevuto il meme da altri lidi.
In ogni caso io il terzo ve lo segnalo lo stesso. Si tratta del blog di Matteo, che al contrario di me, spesso scrive qualcosa di utile, ovvero ci informa (tramite la stampa russa) delle torbide vicende del Cremlino, al contrario di alcuni giornalisti scaldapoltrona che aspirano a pubblicare una foto della Franzoni in lacrime. Fateci un salto.

venerdì 16 novembre 2007

Il buono, il brutto e il bambino



Nel mio vernacolo, quando una donna partorisce si dice che sgrava. Tenendo conto che sgravare vuol dire letteralmente "liberarsi di un peso", quasi quasi mi verrebbe da dire: è una stronzata!
Il tutto è già dall'inizio una bella fregatura; per una volta in cui si trova un essere dalle sembianze vagamente umanoidi disposto a concedersi: il farmacista chiude, il domopak è finito, di fare un nodo non se ne parla proprio (e che vuoi annodare con quel poco) quindi pur di non perdere l'occasione si è disposti all'accoppiamento anche a costo di riprodursi. Ed il brutto che dopo non si può nemmeno denunciare il farmacista, altrimenti chi se li sente i sindacati.
Una volta che è nato il bambino però il bello deve ancora arrivare. Come lo mettono esposto nella vetrina di neonatologia ecco che un gruppo di parenti mai visti prima si precipita a guardare l'infante

-"guardalo com'è carino, tutto pelato"
-"si si, e poi hai visto com'è piccolo?"

Ora vi sembrerà chiaro che il bambino, pur essendo il ritratto sputato di Berluconi viene vezzeggiato da tutti, mentre al Berlusconi originale non gli vuole bene nessuno. E' una gran bella ingiustizia e siamo solo all'inizio.
Dopo i primi periodi passati a comportarsi come un tossico (mangiare, dormire, rimanere fermo a letto e toccarsi la faccia) ecco che il bambino mette il primo dentino ed è subito una gran festa.
"Ha messo il primo dentino!" dicono tutti i parenti che gli portano i giochi da masticare per sviluppare a pieno la sua dentizione. Come ad un cane. Di contro i genitori che di denti ne sono riusciti a mettere ben trentadue, non si meritano nemmeno una pacca sulla spalla. Eppure con i denti del giudizio non è un lavoro facile. Ma loro sono contenti così, guardano la loro creatura e pensano "l'abbiamo fatto noi e ora caccia anche i denti, siamo il meglio che c'è" mentre usano la loro dentizione per sfoggiare un sorriso ebete.
Se guardate bene, in questa scena di giubilo per l'ex edentulo, in un angolo c'è il nonno che non solo di denti una volta ne aveva trentadue ma è persino riuscito a perderli tutti e a sostituirli con una copia in resina (che puntualmente perde) e che per premio viene ignorato da tutti.

Passano i secoli, passano i millenni, passano gli uomini che si alternano ai governi. Passa la palla che il gioco è bello in tanti, ma quello che non passa è l'arroganza dei poppanti che ora hanno imparato a barcollare sulle loro gambine tozze. Quale migliore occasione per sfoggiare questo uomo in miniatura che imita un ubriaco?

-lei, con un filo di bava alla bocca: "amore, invita i parenti che io vado a vestire il pupo"
-lui, in estasi: "siii......"

Ed ecco che i parenti in circolo osservano quell'individuo traballante spostarsi tra di loro reggendosi ora ad un divano, ora ad un muro. Se solo il bambino iniziasse a dire "aoh, scusa se te disturbo, che c'hai n'euro?" il quadro sarebbe completo. Un Baldini potrebbe obiettare che lui ha vinto la maratona e che ora quasi nessuno si ricorda più di lui. Ma che si fotta Baldini, non può reggere il confronto con un poppante, anche se questo non fa nulla di così speciale. Tantomeno può reggere il paragone con Fiorello.

Dopo qualche tempo ecco che ci risiamo, il bambino impara a balbettare qualcosa di vagamente sensato apparendo sempre più simile ad un tossico o ad un ubriaco. Invece di mandarlo in un istituto di recupero i genitori, tronfi di non si sa cosa, convocano i parenti in pompa magna.

-lei: "amore, chi sono io?"
-bimbo: "pap-pa"
-lei: "dai amore, fai sentire alla zia, chi sono io?"
-bimbo: "pap-pa!"
-lei: "su, fai vedere come sai parlare... di m-a-m-m-a..."
-bimbo: "pa*starnuto*-pa"
-lui: "avete sentito? ha detto papà!"
-lei: "giammai! voglio il divorzio!"
-bimbo: "pap-pa!!!"
-lei: "zitto specie di tossico di merda!"

Come ogni essere parassita che si rispetti, il piccolo frugoletto sugge dai suoi genitori tutto quello che gli serve e diventa un ometto. Crescendo crescendo arriva a compiere i suoi primi dieci anni e davanti la sua torta tutti gli diranno "dai, esprimi un desiderio!" e lui non se lo farà ripetere

-il giovane ometto: "uomo, tu lavorerai con gran sudore; e tu donna, visto che hai già partorito, lavorerai con gran sudore anche tu che qua mi servono soldi"
-lei: "preferivo partorire con gran dolore"
-il giovane ometto: "se poi li vendi si può pure fare..."

Passate in modo abbastanza indolore le elementari, la creatura approda alle scuole medie (chiamate così perchè notoriamente mediocri) dove iniziano i dolori.

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà il diario di spasgherl" (è raccapricciante vedere come nel 2007 posso ritrovare gli stessi feticci della mia prepubescenza n.d.N)
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "e come no, Alderico ne ha addirittura due!"
-lei: "ok, comunque si dice spice girls, devi imparare l'inglese, serve"
-prepubescente: "forza vecchia, muovi quelle ossa!"

...

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà a pleistescion cinque"
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "e come no, Alderico a casa ne ha una dodicina"
-lei: "ok, comunque si dice dozzina, devi imparare l'italiano, serve"
-prepubescente: "si vabbè, accendi sto schifo di macchina e sgomma"

...

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà l'album delle figurine co e donne nude"
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "tra poco divento pubescioso, dovrò anche passare il tempo in qualche modo, no? e poi Alderico ce l'ha già"
-lei: "si dice pubescente e poi..."
-prepubescente: "eccheppalle! Me piglio i soldi e faccio io va, cià"
-lei: "chi ti insegna questi modi e queste parole? Dovrebbero insegnarti un pò d'educazione in quella scuola! E ora dove corri?... Torna presto... se ti va..."

...

-lei: "pronto, parlo con il padre di Alderico?"
-papà di Alderico: "eh"
-lei: "senta, ma perchè lei compra tutte queste cose a suo figlio che poi il mio mi fa una testa tanto finchè non le compro anche a lui?"
-papà di Alderico: "perchè lavoro troppo, mi piace uscire, quindi sto sempre fuori casa, mio figlio non lo vedo mai e mi sento in colpa"
-lei: "ah..."
-papà di alderico: *tlack* tu-tu-tu-tu-tu.....

Così facendo il prepubescente diverrà un pubescente. Magari alla soglia della sua maggiore età (che dicono essere sintomo di maturità) potrebbe succedere qualcosa e finirà che si casca tutti dalle nuvole e si finisce per credere che "I nostri ragazzi ci sfuggono, vivono in un mondo inaccessibile sul quale non abbiamo potere".

sabato 10 novembre 2007

..ah l'amour..



Il Saggio disse:


Beata la mia prima donna
che mi ha preso
ancora vergine

Beato il sesso libero
se entro un certo margine..

[RinoGaetano - LeBeatitudini]

giovedì 25 ottobre 2007

I manuali di Eupls: come guardare la televisione



Nota informativa: questo manuale rientra nella categoria "manuali di pratica quotidiana". Fine della nota informativa.

Capitolo uno, introduzione:
Dal momento in cui Edison ebbe l'idea fulminante di fulminare elefanti, l'elettricità ha continuato nel tempo a fare si suoi danni fino a giungere nella nostra contemporaneità. Incrociato sulla sua strada tale John Logie Baird, l'elettricità si sposò con questi e la coppia generò la televisione: uno degli ultimi danni di cui siamo a conoscenza.
La televisione (da questo momento sarà solo TV, che io sono pigro) nasce con tutti i presupposti per cadere nell'oblio. Le prime trasmissioni erano una specie di ombre cinesi, solo che più brutte. Inoltre pensate che il povero Baird è l'unico britannico col nome lungo a non essere Sir. Questo ci dovrebbe bastare come dimostrazione che la TV a quei tempi era molto poco considerata.
Se il Baird non Sir se la fosse presa in saccoccia e non avesse continuato il suo lavoro, noi oggi non avremmo: Pippo Baudo, il Gabibbo,
la Carrà, i Pokemon, Mazzocchi ed ex presidenti del consiglio con manie di protagonismo ed eloquio impulsivo.

Capitolo due, perché farlo:
Guardare la TV non è solo un passatempo, ma è soprattutto un dovere. E' ad esempio è il modo più rapido e coinvolgente per informarsi riguardo le ultime releases delle Cognegarlascovattelappesca varie.
Potete inoltre sapere cosa c'è in offerta al supermercato sotto casa senza nemmeno dover scendere al supermercato o al limite nell'androne del palazzo a prendere il dépliant delle offerte.
Con la TV siete sempre informati riguardo a quella tre quarti di manzo carica di feromoni (una qualunque) ed i suoi partners. E stare dietro a roba simile non è facile.
Altra funzione è accendere la TV e piantarci davanti i vostri ragazzini per quasi un intera giornata, avendo come unico compito quello di nutrirli, pisciarli e cacarli; e mentre sono li, ogni tanto dategli anche qualche ceffone, sennò con tutta la TV che guardano crescono come capre e poi finiscono ad Uomini e Donne. Peggio ancora potrebbero iniziare a mangiarvi il divano.

Come se non bastasse, accendendo la TV e cercando il giusto programma potete anche imparare a cucinare, o al limite trovare un ottima scusa per sporcare la cucina senza un vero fine ultimo dal momento che l'ultima volta che avete usato una padella era quando non trovavate il martello. Lo avevate usato per rompere le noci e lo avete distrattamente buttato via con i gusci. Lo schiaccianoci si era rotto quando lo avete usato per stapparvi una birra. Insomma, dovreste proprio imparare a vivere in casa, ma ci penseremo poi.
Per finire la carrellata, la TV è utile anche per avere notizie di parte di tutto quel mondo che freme per farvi sapere cosa accade su di lui e che voi vi intestardite ad ignorare per seguire Un posto al sole. Non si fa così, il mondo vuol'essere capito e la TV vuole essere vista tutta, altrimenti possiamo anche buttare a mare i palinsesti e tornare ad un singolo canale. Ma perché questo non accada da oggi c'è questo manuale.

Capitolo tre, come farlo:

-Primo passo per diventare un buon usufruitore di TV è quello di stilare un orario con i programmi che assolutamente non potete perdere.
Oltre alle banali rubriche di cucina, cinema, spettacolo ed altre oscenità varie voi focalizzerete la vostra attenzione sui programmi di approfondimento amatoriale. Questi indispensabili show vi forniranno con puntualità, qualsivoglia opinione su qualsiasi argomento inerente la società e l'inciviltà di cui vi è pregna. Se non sapete distinguerli da una pubblicità o da una puntata di Uomini e Donne, la cosa è semplice. Il fattore che vi permetterà questo discernimento sono gli opinionisti. Di solito per vestire i panni dei saccenti, vengono chiamati personaggi dello spettacolo che hanno già appeso il sorriso al chiodo e a volte l'hanno anche sostituito con una pratica dentiera. Se queste persone inizieranno a raccontare di tutto, mettendosi in ridicolo e dando opinioni opinabili, allora state guardando il programma che ci interessa.
Di solito il jolly di questi programmi è lo psicologo/criminologo, se facendo zapping ne incontrate uno non cambiate canale!
L'utilità di queste trasmissioni è quella di informarvi su quello che pensa la gente per poi comportarvi di conseguenza, condiscendendola.

-Come seconda regola ricordatevi di non rifuggire giammai i programmi di vero approfondimento ed i TG in generale.
Saranno questi programmi, appunto, che forgeranno il vostro civismo e le vostre più alte opinioni sul popolaccio che vi circonda.
Particolare attenzione dovrete dedicare ai programmi di approfondimento politico. Tuttavia se proprio non siete predisposti a seguire questi snervanti dibattiti, vi forniamo un pratico resoconto dei programmi in questione. Guardandoli vi accorgerete che:
1. Prodi non è altro che un ladro incompetente e che quelli di destra nell'ultima puntata glie ne hanno dette quattro, facendo inoltre una splendida figura;
2. Berlusconi non è altro che un ladro incompetente e che quelli di sinistra nell'ultima puntata glie ne hanno dette quattro, facendo inoltre una splendida figura.
Tenete da conto queste due pratiche frasi e sarete liberi di forgiare il vostro credo politico senza perdere tempo ad ascoltare il primo Floris che passa o al limite (se proprio non trovate di meglio) un Emilio Fede.

-Terzo programma importantissimo per il teledipendente intelligente è il varietà.
Il varietà è un tipo di intrattenimento particolarmente radicato nella cultura italiana. Pensate che è così importante che persino Paolo Conte glie ne dedicò canzone.
Riconoscere il varietà è facile: è quel programma dove ci sono Pippo Baudo e Mike Bongiorno. Se al limite non ci sono loro, troverete altri presentatori più giovani, ma sempre dalle dubbie qualità.
Per fare bella figura, il teledipendente intelligente dovrà sempre commentare il varietà con questa esatta frase "si vabbè, ma sempre le stesse cose...". Il più audace potrà anche aggiungere un laconico "che palle", ma poi se ne dovrà accollare le conseguenze.

-In questo quarto punto dedicheremo un di attenzione alla pubblicità.
La pubblicità non è così pesante come voi potete pensare. Se volete essere veramente dei buoni usufruitori di TV dovrete guardarla, vi piaccia o no.
Il segreto della pubblicità è essenzialmente uno. Ogni tanto potrà capitare di vedere una pubblicità che farà parlare chiunque, e voi potreste essere i primi a vederla per poi fare i fighi con gli amici.
Per riconoscere tali pubblicità esistono due modi:
1. se vedete uno scoiattolo che si libera violentemente di gas intestinali dopo aver masticato un chewing gum, allora voi andrete dai vostri amici e lo direte, dal momento che cose così fanno affascinare le genti per mesi interi;
2. se vedete invece qualche pubblicità creata da uno studio di un architetto famoso che ha disegnato anche il progetto di Andy Warhol, voi andrete a dire a tutti che questa pubblicità è geniale.

- Come quinto ed ultimo punto ci occupiamo dei supporti tecnologici.
Prese queste rudimentali (ma badate fondamentali) basi, ora siete dei principianti usufruitori di televisione sulla buona strada verso la totale padronanza del mezzo.
Quello che vi manca adesso per uscire dalla vostra mediocrità è un supporto adeguato sul quale perorare la vostra attività visiva.
Se avete solo un 14" della Mivar allora buttate via tutto. Non vorrete mica fare la figura del pezzente, vero?
Se non avete sostanziosi fondi vendete pure la vostra auto, o, per i fortunati che possono disporre di questa miniera d'oro deambulante, vendete uno dei vostri bambini. Così facendo potreste finalmente entrare nel fantastico mondo del widescreen dolby surround. Ma soprattutto per loro che hanno venduto i figli per procurarsi il denaro, si apre la strada più luminosa: sarete su tutti i TG del mondo e tutti conosceranno il vostro nome.
Se siete particolarmente abili e saprete sfruttare la situazione fortunata, per voi si apriranno le fatidiche porte di Vespa.

venerdì 19 ottobre 2007

Comunicazzone


In questi giorni stanno succedendo cose importanti.
Ad esempio Watson ha detto che i neri sono più scemi dei bianchi. Certo che vedendo Michael Jackson potrei dargli anche ragione. Non si capisce però come mai più diventa bianco è più diventa scemo. Dai e dai, a forza di candeggio Jackson ha finito per diventare trasparente ed oggi nessuno ne parla più. Potere dei media.
Poi è successo che la Cina se l'è presa con Bush perchè parla con il Dalai Lama. Dal governo cinese hanno detto "quello è scemo, parla con un lama e voi gli date pure retta? Ora scusatemi ma devo esportare un di cultura cinese nel TAR, poi devo organizzare le olimpiadi... qua non si finisce mai. Brutta vita quella del filantropo".
Oltre questo il governo ha deciso di dimostrare che il principio delle reazioni allergiche non avviene solo nella fisiologia umana ma anche in sistemi più complessi (come un governo appunto) ed ha organizzato una nuova manifestazione contro se stesso. Gli organizzatori hanno fatto sapere "non vogliamo i ministri tra noi, altrimenti se il governo scende in piazza, noi contro chi caspita manifestiamo? Contro nessuno?" dal governo hanno buttato la una proposta "se volete ci lasciamo un fattorino a Montecitorio e poi manifestiamo tutti contro quello, vi va?" ma non c'è stato nulla da fare. Comunque bisogna capirli, quando uno si abitua ai no senza se e senza ma, poi è difficile accollarsi delle responsabilità. Per la cronaca, Turigliatto è stato allontanato con una scusa: "senti Turiglià, ci abbiamo certi lavoratori in un paese dittatoriale del quinto mondo che gli hanno tolto il sindacato e lo sconto aziendale sulle tendine di broccato; ci vuoi mica pensare tu? Vai li, ti stai un giorno, due, tre anni e vedi un che si può fare, dai".
Infine parliamo di un ultima cosa, il disegno di legge che sta facendo tremare tutta la popolazione del web. Gli avatar sono tutti sfocati.
Questo disegno di legge tratta dell'editoria e si pone l'obbiettivo di riformarla e di renderla più vicina all'editoria che abbiamo sempre conosciuto. Solo che più controllata.
Ma lo scalpore che suscita questa creazione governativa si trova tutto in una piccola parte della legge, parte che pone la sola vera novità nel rutilante mondo dell'editoria (un mondo in cui ci si cala le brache alla velocità della luce). Ovvero questa novità consta nel fatto che nel lemma in questione ora rientrano praticamente tutti gli scritti proposti al pubblico. Anche "ciao, sono Luana e mi piace fare sesso 333/3333333" nel cesso dell'Autogrill. Quindi anche i blog. Ma non solo i blog seri: quelli che parlano di politica, economia, società e tutte le cose di cui fareste a meno andando dal barbiere, ma per esempio ci rientra anche questo blog. Si, perchè nel disegno di legge c'è una parola che incorpora nell'editoria anche l'intrattenimento. In pratica un giorno per scrivere corbellerie forse sarò costretto ad andare a zelig e poi pubblicare un libro. Questa procedura è senz'altro più pratica che non sottostare alla macchina burocratica che potrebbe essere messa in moto dalla legge disegnata.
Entrando nello specifico la legge mi dice che se io voglio continuare a scrivere le corbellerie di prima devo registrarmi al ROC (non i cosmetici, ma il Registro unico degli Operatori di Comunicazione) ed in seguito farmi coadiuvare da un giornalista con tutti i bollini e le revisioni in regola. Giornalista che ovviamente non posso tenere a nero (altrimenti Watson se ne risentirebbe).
Se qualcuno ha da obiettare che di solito un editore c'ha anche i suoi soldi, questo non conta, perchè la legge mi dice che nell'editoria rientrano anche le pubblicazioni senza carattere commerciale.
Vabbè, allora adesso tutti pensano che qua stiamo diventando come la Cina (e vista la qualità dei prodotti che ho per casa non me ne meraviglierei poi tanto). Invece no. Dopo aver letto la legge uno si rende conto che è qualcosa che avrebbe potuto concepire solo Pollock. Insomma, è confusionaria.
Grillo ormai sta diventando un troppo egocentrico ed ha preso la legge come un esplicito tentativo di tappargli la bocca, e già minaccia di trasferire baracche e burattini su un server all'estero. I commentatori si stanno chiedendo ancora se i burattini di cui parla siano loro.
Tra poco Grillo inizierà a dire che in Darfour stanno facendo la guerra solo perchè lui si è schierato contro e vogliono farli dispetto. Peccato perchè che lo spirito de V-Day mi piaceva anche.
Tornando alla legge io la vedrei solo come una prova che al governo la senilità si inizia a far sentire. Mentre scrivevano la legge si è alzato uno ed ha detto: "ma delle valvole termoioniche non ne dobbiamo parlare? Credo sia un settore che abbia urgente bisogno di regolamentazione. Voi pensateci che io devo andare a svuotare il catetere". "Chi si ricorda dov'è il bagno?".
Quello che invece mi preoccupa a riguardo è la leggerezza con cui Levi (uno dei disegnatori della legge) ha commentato questi dubbi. Per fugarli non ha trovato nulla di meglio da dire se non un demoralizzante: "Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione", alla quale ti vien quasi voglia di dire ecchecazzo. In pratica sarebbe come ritirare la macchina dal meccanico e questo ti fa: "Guardi, questa macchina l'ho sistemata con i piedi. esse che se supera i 100 Km/h si scassa. esse e non esse, non ne sono sicuro. Sta a lei decidere se rischiare, io me ne tiro fuori.".
Due palle tanto con ignorantia legis non excusat mentre i primi a non conoscere le leggi sono coloro che le scrivono. Altro che le leggi a persona, ora si scrivono direttamente le leggi a cazzo e poi speriamo che va bene.
Insomma, se c'è qualcosa che deve preoccupare non è la remota possibilità che io mi ritrovi con un giornalista a casa, ma che si stilano leggi come fossero le liste della spesa.
Comunque a parte questa svista il resto della legge è abbastanza divertente, non c'è che dire.
Mi chiedo perchè si presenti con una riforma. Dopo che si è tanto discusso sui finanziamenti ai giornali, con questa nuova regolamentazione non cambia niente. Si continuerà a distribuire soldi a chicchessia, basta che le pubblicazioni vadano avanti da cinque anni (incontestato segno meritorio).
Altra cosa divertente è che vengono inasprite le pene per chi diffama qualcuno tramite mezzo stampa. Se scrivi una cosa diffamatoria ti tagliano un dito. Dopo dieci diffamazioni o impari a scrivere con i piedi o ti cerchi un'altro lavoro.
Ma quello che più mi diverte è la geniale idea di portare i giornali a scuola per farli leggere ai ragazzini. La cosa sembra bella non c'è che dire, ma si scontra con un problema che a mio parere è pressappoco insormontabile. Quale giornale facciamo leggere ai bambini? Non so, se gli facciamo leggere Libero allora qualcuno storcerà il naso ed altri cambieranno, prima i connotati al professore e poi scuola ai loro figli. Magari li manderanno nella scuola dove fanno leggere la Repubblica e l'Unità; tanto in quella scuola si sono liberati i posti dei ragazzini che preferiscono leggere Libero.
I legislatori hanno trovato un modo geniale per risolvere la controversa questione. Cercando di riassumerlo suona pressappoco così: se la sbrighi qualcun'altro.
Insomma, davanti a cotanta legge quello che mi preoccupa meno è che questo blog in un futuro sciagurato possa chiudere.

P.S. Nel frattempo Watson si è scusato delle sue dichiarazioni dicendo "come ho fatto a dire quelle sciocchezze?". Al governo stanno già organizzandosi per non perdere un elemento simile.