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venerdì 16 novembre 2007

Il buono, il brutto e il bambino



Nel mio vernacolo, quando una donna partorisce si dice che sgrava. Tenendo conto che sgravare vuol dire letteralmente "liberarsi di un peso", quasi quasi mi verrebbe da dire: è una stronzata!
Il tutto è già dall'inizio una bella fregatura; per una volta in cui si trova un essere dalle sembianze vagamente umanoidi disposto a concedersi: il farmacista chiude, il domopak è finito, di fare un nodo non se ne parla proprio (e che vuoi annodare con quel poco) quindi pur di non perdere l'occasione si è disposti all'accoppiamento anche a costo di riprodursi. Ed il brutto che dopo non si può nemmeno denunciare il farmacista, altrimenti chi se li sente i sindacati.
Una volta che è nato il bambino però il bello deve ancora arrivare. Come lo mettono esposto nella vetrina di neonatologia ecco che un gruppo di parenti mai visti prima si precipita a guardare l'infante

-"guardalo com'è carino, tutto pelato"
-"si si, e poi hai visto com'è piccolo?"

Ora vi sembrerà chiaro che il bambino, pur essendo il ritratto sputato di Berluconi viene vezzeggiato da tutti, mentre al Berlusconi originale non gli vuole bene nessuno. E' una gran bella ingiustizia e siamo solo all'inizio.
Dopo i primi periodi passati a comportarsi come un tossico (mangiare, dormire, rimanere fermo a letto e toccarsi la faccia) ecco che il bambino mette il primo dentino ed è subito una gran festa.
"Ha messo il primo dentino!" dicono tutti i parenti che gli portano i giochi da masticare per sviluppare a pieno la sua dentizione. Come ad un cane. Di contro i genitori che di denti ne sono riusciti a mettere ben trentadue, non si meritano nemmeno una pacca sulla spalla. Eppure con i denti del giudizio non è un lavoro facile. Ma loro sono contenti così, guardano la loro creatura e pensano "l'abbiamo fatto noi e ora caccia anche i denti, siamo il meglio che c'è" mentre usano la loro dentizione per sfoggiare un sorriso ebete.
Se guardate bene, in questa scena di giubilo per l'ex edentulo, in un angolo c'è il nonno che non solo di denti una volta ne aveva trentadue ma è persino riuscito a perderli tutti e a sostituirli con una copia in resina (che puntualmente perde) e che per premio viene ignorato da tutti.

Passano i secoli, passano i millenni, passano gli uomini che si alternano ai governi. Passa la palla che il gioco è bello in tanti, ma quello che non passa è l'arroganza dei poppanti che ora hanno imparato a barcollare sulle loro gambine tozze. Quale migliore occasione per sfoggiare questo uomo in miniatura che imita un ubriaco?

-lei, con un filo di bava alla bocca: "amore, invita i parenti che io vado a vestire il pupo"
-lui, in estasi: "siii......"

Ed ecco che i parenti in circolo osservano quell'individuo traballante spostarsi tra di loro reggendosi ora ad un divano, ora ad un muro. Se solo il bambino iniziasse a dire "aoh, scusa se te disturbo, che c'hai n'euro?" il quadro sarebbe completo. Un Baldini potrebbe obiettare che lui ha vinto la maratona e che ora quasi nessuno si ricorda più di lui. Ma che si fotta Baldini, non può reggere il confronto con un poppante, anche se questo non fa nulla di così speciale. Tantomeno può reggere il paragone con Fiorello.

Dopo qualche tempo ecco che ci risiamo, il bambino impara a balbettare qualcosa di vagamente sensato apparendo sempre più simile ad un tossico o ad un ubriaco. Invece di mandarlo in un istituto di recupero i genitori, tronfi di non si sa cosa, convocano i parenti in pompa magna.

-lei: "amore, chi sono io?"
-bimbo: "pap-pa"
-lei: "dai amore, fai sentire alla zia, chi sono io?"
-bimbo: "pap-pa!"
-lei: "su, fai vedere come sai parlare... di m-a-m-m-a..."
-bimbo: "pa*starnuto*-pa"
-lui: "avete sentito? ha detto papà!"
-lei: "giammai! voglio il divorzio!"
-bimbo: "pap-pa!!!"
-lei: "zitto specie di tossico di merda!"

Come ogni essere parassita che si rispetti, il piccolo frugoletto sugge dai suoi genitori tutto quello che gli serve e diventa un ometto. Crescendo crescendo arriva a compiere i suoi primi dieci anni e davanti la sua torta tutti gli diranno "dai, esprimi un desiderio!" e lui non se lo farà ripetere

-il giovane ometto: "uomo, tu lavorerai con gran sudore; e tu donna, visto che hai già partorito, lavorerai con gran sudore anche tu che qua mi servono soldi"
-lei: "preferivo partorire con gran dolore"
-il giovane ometto: "se poi li vendi si può pure fare..."

Passate in modo abbastanza indolore le elementari, la creatura approda alle scuole medie (chiamate così perchè notoriamente mediocri) dove iniziano i dolori.

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà il diario di spasgherl" (è raccapricciante vedere come nel 2007 posso ritrovare gli stessi feticci della mia prepubescenza n.d.N)
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "e come no, Alderico ne ha addirittura due!"
-lei: "ok, comunque si dice spice girls, devi imparare l'inglese, serve"
-prepubescente: "forza vecchia, muovi quelle ossa!"

...

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà a pleistescion cinque"
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "e come no, Alderico a casa ne ha una dodicina"
-lei: "ok, comunque si dice dozzina, devi imparare l'italiano, serve"
-prepubescente: "si vabbè, accendi sto schifo di macchina e sgomma"

...

-prepubescente: "a mà, me devi ccattà l'album delle figurine co e donne nude"
-lei: "ti serve proprio?"
-prepubescente: "tra poco divento pubescioso, dovrò anche passare il tempo in qualche modo, no? e poi Alderico ce l'ha già"
-lei: "si dice pubescente e poi..."
-prepubescente: "eccheppalle! Me piglio i soldi e faccio io va, cià"
-lei: "chi ti insegna questi modi e queste parole? Dovrebbero insegnarti un pò d'educazione in quella scuola! E ora dove corri?... Torna presto... se ti va..."

...

-lei: "pronto, parlo con il padre di Alderico?"
-papà di Alderico: "eh"
-lei: "senta, ma perchè lei compra tutte queste cose a suo figlio che poi il mio mi fa una testa tanto finchè non le compro anche a lui?"
-papà di Alderico: "perchè lavoro troppo, mi piace uscire, quindi sto sempre fuori casa, mio figlio non lo vedo mai e mi sento in colpa"
-lei: "ah..."
-papà di alderico: *tlack* tu-tu-tu-tu-tu.....

Così facendo il prepubescente diverrà un pubescente. Magari alla soglia della sua maggiore età (che dicono essere sintomo di maturità) potrebbe succedere qualcosa e finirà che si casca tutti dalle nuvole e si finisce per credere che "I nostri ragazzi ci sfuggono, vivono in un mondo inaccessibile sul quale non abbiamo potere".

martedì 15 maggio 2007

Devo conformarmi al conformismo


Il centro di studi antropologici dell'istituto dell'università statale dei Makonde in Mozambico ha recentemente svolto una ricerca sulla popolazione italica in età giovanile. Essendo una piccola università e non avendo altri riferimenti a disposizione ha chiesto a Eupls di divulgare il loro lavoro, e noi li accontentiamo.



Homus italicus juvenilis


Dall'istituzione della nostro dipartimento di studi antropologici questo è il primo importante lavoro svolto nel continente che gli indigeni solgono chiamare Europa.
La nostra spedizione è partita dalle coste del Marocco ove abbiamo potuto constatare come gli usi occidentali-europei sono già radicati nella popolazione locale. Adattatici ben presto ai costumi di questo popolo, ci siamo imbarcati su un mezzo acquatico che questi chiamano "gommone" e che usano soventemente per menare gente dalle coste Marocchine a quelle del sud Italia.
Siamo sbarcati, dopo un viaggio estenuante, in nelle terre di Puglia che si trovano, queste, nel sud dello stivale (lo stivale ha funzioni simili ai nostri sandali di corteccia ma di contro è ben più scomodo da indossare; con questo termine gli italici indicano il loro territorio in quanto ne ricorda la forma).
La costa pugliese ci è subito apparsa molto simile alle coste Marocchine specie nelle architetture. E' un dato incontrovertibile che ci dimostra come gli occidentali siano ormai incapaci di ogni sorta di evoluzione che li porti ad esternare le loro diversità e quindi caratterizzarsi.
La nostra meta era però il grande centro amministrativo situato sulla costa opposta dello stivale, la grande città chiamata Roma.
Da notare la grande disorganizzazione degli italici. Infatti nel nostro viaggio verso Roma abbiamo potuto constatare come i costumi indigeni obblighino le persone a grandi spostamenti di persone e di merci che di contro non si organizzano per un corretta gestione di questi traffici rendendoli estremamente disagevoli.
Giunti nella grande capitale abbiamo potuto organizzare il vero scopo della nostra spedizione focalizzandoci sui giovani indigeni per diverse fasce d'età.

Infanti

L'infante nasce in strutture organizzate dove ogni donna si reca in ascesi volontaria prima del parto.
Il neonato infante e la perpuera genitrice tornano nella loro dimora solo a parto avvenuto e continuano il loro periodo ascetico. Infatti la puerpera ed il consorte sono, in questo periodo, totalmente alienati ai voleri dell'infante e pronti a venire incontro ad ogni sua minima richiesta. Questo periodo dura diversi anni.
Passata la prima fase, quando l'infante raggiunge l'età dei sei anni abbiamo notato dei cambiamenti nella situazione. Ma non in positivo. Contrariamente a quanto si può pensare l'infante, che è ora capace di deambulare autonomamente e di farsi comprendere nell'idioma familiare, viene pressoché segregato nella sua dimora. L'infante in questo modo non apprende alcunché: non è in grado di distinguere cibi commestibili dai non, non è in grado di cacciare le prede più semplici e tanto meno di svolgere le mansioni più elementari all'interno del focolare.
Nei momenti di svago, che per l'infante sono molti, questo convoca altri suoi simili nella sua dimora, o si reca nelle dimore altrui, per estenuanti maratone davanti un dispositivo audiovisivo che ci hanno indicato chiamarsi televisione. C'è anche da dire che i genitori dell'infante temono nel far uscire l'infante all'aperto, comportamento questo dettato forse da tabù vigenti nei loro culti religiosi.

Adolescenti

E' senza dubbio questa l'età più interessante per la nostra ricerca. Posto in ambienti a caratterizzazione sociale, l'adolescente italico sviluppa in questa età i comportamenti che l'accompagneranno per il resto della sua vita. E' sorprendente veder come il già pessimo lavoro svolto dai genitori vada man mano a peggiorare in questa fase della vita degli esaminati.
Abbiamo notato come, secondo i loro costumi, giunti nell'adolescenza i ragazzi acquisiscano il diritto di utilizzare una formula magica dal potere devastante: "voglio". Quest'arte sovrannaturale che gli adolescenti hanno in uso permette loro di gestire la profonda alienazione in cui i genitori sono ormai rinchiusi, allo scopo di ottenere feticci che noi abbiamo classificato come "social improvement".
I social improvement non rispondono ad una classificazione morfologica ma bensì quantitativa.
Infatti il soggetto che in maggior numero avrà a disposizione questi oggetti sarà calato in una situazione privilegiata nella sua comunità che lo riconoscerà come "conformed", massimo grado di aspirazione sociale.
Tornando ai social improvement, abbiamo riscontrato che questi perdono subito il loro valore. Spesso nell'arco di pochi giorni questi vengono riposti nei magazzini delle dimore e devono essere sostituiti in tutta fretta se non si vuol perdere carisma agli occhi della comunità!
Non paghi dei social emprovement, gli adolescenti si gerarchizzano anche attraverso il "suit range". Questa è una scala di valori (da noi ideata in base alle osservazioni) che ci dimostra come ad un determinato capo d'abbigliamento si associ diversa accettazione sociale.
Abbiamo notato che secondo questi rigidi schemi, alla lunga gli adolescenti tendono ad assomigliarsi un po' tutti ed è stato ben difficile per noi portare a termine la nostra ricerca senza confonderci.

Giovani uomini

Ultimi esemplari presi in esame sono i giovani uomini. E' proprio con questi soggetti che possiamo ammirare come lo spettacolare meccanismo che innescato nell'infante, porta con il passare del tempo, allo stato di "physiognomy identity" che si può ammirare a compimento negli esemplari di età compresa dai diciotto ai trenta.
E' stata senz'altro questa la parte più semplice (direi quasi rilassante) della nostra ricerca, infatti in questa età i ragazzi sono praticamente identici sia nell'aspetto che nei comportamenti. dotati di capigliature, vestiario, dialetti, e persino modi e caratteri similari, la ricerca si può sostanzialmente condurre per un solo esemplare per può allargare i risultati all'intera categoria.
D'altro canto è assolutamente sconcertante constatare come gli adolescenti sembrino essere costruiti in quella che gli italici chiamerebbero catena di montaggio. Privi di qualsiasi caratterizzazione, questi adolescenti sembrano trovarsi bene sono in folti gruppi e si sottopongono a degradazioni fisiche e menali per essere ben inseriti in questi. Inoltre c'è da dire che l'esigenza di gruppo non ha fini pratici, è invece assolutamente convenzionale.

Tra questa omologazione di massa spicca di gran lunga un entità, che è quasi definibile quale etnia, chiamata in loco: adolescente di sinistra.

Quest'adolescente di sinistra è distinguibile dai seguenti caratteri:

-capigliatura rasata (o molto corta) sui lati e più lunga nella parte superiore del capo;

-maglietta in genere di colore rosso o nero con effige di un dio occidentale chiamato Che (ci risulta inoltre la paradossale sorte di questo Che, la sua mitologia ce lo dipinge come girovago predicatore che recava l'ideale che la religione è un male, ed è invece assurto al rango di dio);

-pantaloni generalmente molto larghi che lasciano scoperte parte delle terga;

-calzari generalmente in materiale plastico raffiguranti l'effige di una stella.


Molti in passato, trovandosi di fronte ai giovini uomini hanno erroneamente pensato che questi fossero degli adepti a qualche setta (cosa non molto lontana dalla realtà ma comunque erronea), o addirittura sacerdoti di un culto locale in relativa divisa distintiva. La nostra ricerca ha invece dimostrato la realtà per lungo tempo ignorata: dall'infanzia all'età adulta, il giovane italico è piegato (ma molto spesso decide, si sforza con tutto se stesso a conformarsi) ad un modus vivendi, al fine di, si noti bene, non essere parte della società ma sentirsene parte integrante ed indispensabile.

Prossime osservazioni che risulteranno indispensabili alla completezza della ricerca, saranno quelle di vedere come il ragazzo italico cresca e diventi parte attiva, produttiva, della società. Possiamo leggere dalle precedenti osservazioni svolte del nostro dipartimento come l'uomo italico conservi queste sue distorsioni adolescenziali rendendo cattivi servigi a se stesso ed in genere alla società. Ma questo è un discorso da dipanare in una successiva opera.

Ringraziamo Eupls per averci fornito il supporto alla divulgazione del nostro lavoro.





P.s.


Ormai ad Eupls siamo sulla strada dell'epigenia... Umberto, scusami.

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lunedì 26 marzo 2007

Piccolo spazio pubblicità


Oggi ho fatto il riso con il latte. Io il riso con il latte lo mangio dolce, con la cannella, come un dolce. Siccome questa pietanza per quel che mi riguarda è molto buona, c'è stato un tempo in cui ne mangiavo una quantità grossa. Il problema è che dava qualche effetto collaterale, ero diventato padano, cantavo tutte le canzoni delle mondine e mi ero iscritto alla lega sotto falso nome di Carnaroli.
Oggi ho preso il coraggio a quattro mani (che ne sapete voi...), una pentola, una scatola di latte e del riso, ho messo tutto sul fuoco e ne è venuto fuori un abominio. Non vi dico che schifo, blah...
Ma non voglio sprecare un post per dirvi quanto schifo ha fatto il mio riso con il latte, ma di pubblicità. Infatti mentre preparavo quello scempio guardavo la TV e, forse per noia, sono stato colpito da una pubblicità. Poi è successa una cosa incredibile, ho iniziato a riflettere (ma poco eh).
Ma veniamo alle pubblicità che ho visto, ve le descrivo e commento:

-in questa pubblicità lo slogan dice più o meno così, io ve lo scrivo in povero: "se hai entusiasmo da vendere, lavora per noi e ti faremo consigliare alla gente quali prodotti comprare tra quelli venduti da aziende leader nei loro settori". Non so chi debba essere consigliato, ma se fossi io, voglio sapere anche quanto costa e cosa mi offre il prodotto fatto dalla Vattelappesca s.r.l. e non solo quello dell'azienda leader. Sarebbe come se questo ti viene a dire "guardi, lei può scegliere tra windows xp e windows vista, io le consiglio la versione vista perchè offre prestazioni di gran lunga migliori; inoltre è 'ultima uscita e lei, tecnologico amico, potrà fare il figo con i suoi arretrati amici che ancora usano l'obsoleto xp" però non vi parlerà ne di McIntosh e ne di Linux per il semplice fatto che non sono leader e quindi non meritano la sua attenzione. Inoltre questi due sistemi operativi sono ben migliori di Windows (tant'è che io uso Windows).

-alle Iene ho visto un'altra pubblicità di una ben nota marca di scarpe (sono sicuro che sia nota dal momento che io non le ho mai sentite prima). Sinossi: l'eloquente presentatrice delle Iene mi informa che due ragazzi (uno masculo e l'altra fimmina) hanno avuto la bislacca idea di darsi un appuntamento. Nel prepararsi, lui si veste come un bambino al matrimonio dello zio ed indossa, come tocco di classe le scarpe da sponsorizzare. Lei si veste in maniera normale e va ad indossare le scarpe da sponsorizzare. Forti del fascino donato loro dai magici calzari i due si recano al loro appuntamento...in camera da letto! E lasciano anche le scarpe fuori! Sappiamo quanto la potenza del sesso sia persuasiva (tant'è che Corona ha fotografato il testo che il papa reciterà a pasqua e sembrerebbe parli di sesso...), ma in questo caso, che c'entra tutta quella recita prima? Puoi anche dirmi "indossa i calzari di pregiatissima fattura da noi creati e la serata non si limiterà a finire bene, inizierà direttamente da quella che di solito è la fine". Ho sempre sottovalutato le scarpe....

-ho scoperto che nel caso ci sia un'offerta in qualche concessionario e che io voglia dover essere il primo a goderne, dovrò accamparmi con una tenda nel giardino della concessionaria, dormire nudo per poi svegliarmi ed uscire dalla tenda come mamma m'ha fatto, senza un valido motivo.

-ho visto una pubblicità di un telefonino che sa fare un milione di cose: ti dice dove devi girare per non prendere un pullman contromano, ti fa vedere i film, sentire la musica, fa le foto a quattrocento milioni pixel, si collega ad internet più velocemente degli altri e poi ne fa una ancora e tante di più. Non ho ben capito se serve anche a telefonare ma la maggior parte di persone che usa questi aggeggi non sa muovere un passo senza le sue futili tecnologie senza sentirsi perso.

-ho visto che la Wind ha scoperto un modo per donare ai propri clienti un esorbitante quantitativo di fastidiose suonerie con cui rompere l'anima al prossimo.

-ho scoperto che se una casalinga deve tener ordinata una casa lavorando 25 ore al giorno, avrà necessariamente bisogno di un profuma ambiente agli oli essenziali (infatti è essenziale averlo) per potersi rilassare in cinque minuti di pausa. Durante questa pausa, l'orrenda casa ridotta come lo stadio ad un derby, sarà calma ed ordinata per volere di un Dio magnanimo.

Insomma, ne ho viste tante di pubblicità mentre preparavo l'aberrante riso ed ho capito che durante quei dieci minuti di spot hanno sfilato dei prodotti di cui io (parlo di me sia chiaro) non saprei proprio che farne. Loro invece dicono che mi sono pressappoco indispensabili per vivere e per non essere ridicolizzato dalla società che mi dirà "guarda quello, invece di sentire la musica con il telefonino ci parla!".